Home News ed Eventi News 21.11.2008 Intervista al presidente dell'ANCE «Infrastrutture, una quota a città e piccole opere»
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19 novembre 2008. Il sole 24 ore.

INTERVISTA  |  Paolo Buzzetti  |  Presidente dell'ANCE

«Infrastrutture, una quota a città e piccole opere»

«Solo il tessuto delle Pmi può assicurare una crescita sostenuta dei livelli dell'occupazione»

di Giorgio Santilli


«Siamo d'accordo con l'esigenza di concentrare un piano di rilancio delle infrastrutture su un numero limitato di interventi, senza fare gli elenchi infiniti che abbiamo visto in passato. Siamo però convinti che questo piano non debba contenere soltanto grandi opere, ma anche un programma di interventi medio-piccoli che consentano di connettere gli assi infrastrutturali nazionaliali e città».


Paolo Buzzetti, presidente dei costruttori dell'Ance, saluta con favore il ritorno del tema infrastrutturale in cima all'agenda politica italiana, ma considera ancora «insufficiente» il piano che si va mettendo a punto.

Perché insufficiente, presidente Buzzetti?
Per due ordini di ragioni. La prima ragione è che riteniamo insufficienti le risorse, con quei 16,6 miliardi, costituiti per altro in gran parte da interventi già programmati. Capiamo le difficoltà della finanza pubblica, siamo pronti a studiare anche strumenti di finanziamento nuovi. La seconda ragione è che non si può immaginare di infrastrutturare l'Italia trascurando l'ultimo miglio, quello che consente alle grandi opere di impattare sulle città e sulla qualità della vita delle persone.

Dica la verità, Buzzetti, lei difende gli interessi delle piccole e medie imprese che sono la maggioranza.

Non soltanto quelle piccole e medie sono la maggioranza delle imprese dell'edilizia, ma sono quelle che di gran lunga danno maggiore occupazione e che in una fase come questa possono contribuire a dare una risposta occupazionale alla crisi. Non credo che si possano replicare certe discriminazioni o certi aiuti mirati che abbiamo visto in passato. Anche perché le grandi opere, sul lato dell'occupazione, possono forse mantenere gli attuali livelli. Ma una crescita consistente dei livelli occupazionali può essere data solo dal tessuto delle piccole e medie imprese e dai lavori nelle città, come hanno dimostrato in passato piani straordinari come quelli per il Giubileo o le Olimpiadi. È solo da questo intervento capillare che può arrivare una forte politica anticiclica.

Registrate anche voi, presso le vostre imprese, rischi di riduzione dell'occupazione, qualora non si agisse per tempo?
Abbiamo avviato un'indagine presso le nostre imprese ed è prematuro parlare delle conclusioni che presenteremo a lavoro concluso. Posso però dire dalle prime risposte pervenute che avvertiamo un rischio di riduzione dei livelli occupazionali del 20-25 per cento.

Quali sono gli strumenti finanziari innovativi che state studiando?
Pensiamo di proporre un bond garantito dallo Stato che possa essere sottoscritto dai cittadini e destinato a flnanziare le infrastrutture.

Voi avete lamentato più volte l'assenza di una politica per le città.
Confermo questa nostra valutazione. ll patto di stabilità interno sempre più stringente sui Comuni produce effetti gravissimi, soprattutto in questa fase: l'ulteriore contrazione degli investimenti da una parte, ritardi enormi nel pagamento delle imprese creditrici dall'altra.

Un'alleanza fra voi e i Comuni?
In questa fase, effettivamente, registriamo una forte sintonia con le posizioni e le richieste dei sindaci, che produce anche buoni risultati, come è successo con il piano casa, dove si è capito che solo i Comuni possono essere i gestori finali dell'operazione di rilancio dell'edilizia residenziale che si sta facendo.

Che cosa chedete, in sintesi, al piano del Governo?
Che ci sia un piano aggiuntivo e più capillare per le piccole e medie imprese.

Non ritiene che sia più difficile controllare i risultati di un piano di questo tipo?
Ci sono sistemi che ormai consentono la tracciabilità dei fondi, non può essere questo l'ostacolo.


IL PIANO INFRASTRUTTURALE

I fondi
Il piano 2009 per le grandi opere annunciato dal Governo potrà contare su 16,6 miliardi di euro di finanziamenti.
Nove grandi opere
Il piano punta sulla costruzione di nove grandi opere: sei autostrade (la Pedemontana lombarda,la Brebemi,la A15, la Brescia-Padova, la Salerno-Reggio Calabria e la Jonica), la ferrovia Messina-Catania, il Ponte sullo Stretto e il Mose di Venezia
Due capitoli
Dalla riprogrammazione del Fas arriveranno 7,3 miliardi di fondi statali; le opere autostradali saranno invece in gran parte finanziate da privati
Il Cipe
Si riunirà venerdì e si limiterà a indicare le risorse, la distribuzione dei fondi a Natale.
 
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