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Un tetto per tutti PDF Stampa Email
La nova frontiera dell'edilizia residenziale privata si chiama cohousing.C'è chi lavora per promuoverla, come Antonio Morbiato, "Perchè dà vantaggi economici, ambientali e sociali".
Vado a vivere da solo? Macchè, vado a vivere in...compagnia. No solo studenti universitari e nemmeno concorreti del Grande Fratello. Sono normali famiglie che hanno deciso di aprirsi, condividere con altre famiglie parte della propria casa: un orto comune o una piscina, oppure una lavanderia o una nursery.
Il 10-15 per cento degli spazi, non di più. Ma è già una mezza rivoluzione. Si chiama cohousing ed è una nuova concezione dell'idea di "casa". E c'è chi lavora per promuoverla, "perchè dà vantaggi economici, ambientali e sociali". Lo testimoniano i fratelli morbiato, Antonio, Tarquinio, Federico ed Alessandro, titolari dell'omonima azienda di costruzioni di San Pietro in Gu. Sono loro i referenti nordestini del cohousing, che a ben guardare ha radici antiche e "illustri antenati". C'èra una volta la casa colonica: ci viveva la famiglia patriacale, nucleo allargato, generazioni a contatto, un pò per necessità un po per il senso - allora vivo - di condivisione. Poi l'Italia è diventata ricca, padri e figli si sono detti addio e ognuno ha preso la sua strada. E la sua casa.
"Chi è ricco ancora oggi non pensa certo di codividere la sua casa - afferma Federico Morbiato - per questo il cohousing è focalizzato redditi medio-bassi. Ma non è solo questione di soldi: "In ballo c'è un radicale cambio di mentalità: al centro delle priorità non c'è il possesso, ma la possibilità di fruire di un bene o di un servizio". Non è un caso che il cohousing nasca in Nord Europa, negli stati uniti e in Australia, in società culturalmente evolute ed aperte.
Ma che cosa vuol dire, in concreto, "coabitare"? Come funziona il cohousing? "Ingrediente indispensabile è un numero minimo di famiglie, una decina - spiegano Tarquinio e Alessandro Morbiato -. Non necessariamente devono conoscersi; devono però condividere una "Filosofia" dell'abitare, un insieme di regole per vivere in comune alcuni spazi o attività". A gestire l'incontro delle famiglie sono enti o aziende promotrici del cohousing, come la Morbiato. "I progetti vengono lanciati sul web (www.cohousing.it), ma la selezione è un percorso artilolato, curato da psicologi. Alcune famiglie rinunciano, si rendono conto che non fa per loro. Restano i futuri coabitanti".
Ma che cosa si condivide? E dove? " I progetti possono essere di nuove costruzioni o di ristrutturazioni in centro o nelle periferie - spiegano i fratelli Morbiato - . La condivisione dipende dalle scelte delle famiglie: possono decidre di condividere la piscina o la sala giochi oppure un orto che si impegnano a coltivare insieme". Con il cohousing " si risparmia in termini ambientali ed energetici, basti pensare alla possibilità di creare dei micronidi per i bamini o attività di babysitting e di mutua assistenza. Un denominatore comune "La condivisione come valore".
di Marco Scorzato

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